Organizzazione Non Governativa "MEKLAIE-ONLUS" - Non continuare a Piangere -

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 La ormai inconfutabile e tristemente nota realtà è che le condizioni in cui versano milioni di persone sulla terra non costituiscono una fatalità, ma l’ultimo anello di una catena di ingiustizia e di violenze che regolano i rapporti economici tra Nord e Sud del mondo. La tanto sbandierata globalizzazione dell’economia, nella sua azione di unificazione e riavvicinamento tra i popoli, non ha certo favorito il superamento di questo status quo, finendo con l’agevolare, piuttosto, i meccanismi di sfruttamento già in atto.Siamo noi, in poche parole, le vere colonne portanti di un meccanismo perverso che produce ricchezza, consumo e opulenza nella misura in cui genera ingiustizia, miseria e sopraffazione.

 

Se i consumatori hanno nelle loro mani il potere di condizionare il mercato, dalle loro scelte quotidiane, dall’acquisto di determinati prodotti piuttosto che di altri, per intendersi, può dipendere la conservazione o il superamento delle ineguaglianze tra i popoli. Ecco perché “se si vuole cambiare il mondo - come recita uno slogan storico del commercio equo e solidale – si può iniziare col prendere un caffè”; perché la radice del problema è annidata nei nostri stili di vita, nelle nostre abitudini alimentari, nelle tante piccole decisioni che si eseguono meccanicamente ogni giorno.

La proposta del commercio equo, in particolare, rappresenta un invito a consumare criticamente, con maggior discernimento, liberandosi dai condizionamenti pubblicitari, per far posto ad altri criteri di valutazione, che non siano il mero rapporto qualità/prezzo.

In Africa, Asia ed America Latina gruppi di produttori si sono organizzati da tempo nel tentativo di sfuggire ai meccanismi perversi dei mercati internazionali ed hanno trovato nelle reti del commercio equo e solidale i canali di diffusione adatti per i loro prodotti, evitando il ricorso ad intermediari che speculano sulla loro miseria, costringendoli a condizioni di lavoro inaccettabili e soffocando le economie locali. Il commercio equo, in questo senso, non segue logiche caritative o assistenziali, ma mira ad affrontare il problema alla radice, costruendo rapporti paritari, tra uguali, con i fornitori dei prodotti, assicurando loro un prezzo giusto per il lavoro svolto e cercando di incentivare uno sviluppo autonomo delle loro popolazioni. Le attività del commercio equo e solidale - che si sviluppano nell'importazione e nella commercializzazione di prodotti alimentari e manufatti artigianali provenienti dal Sud del mondo - si fondano in particolare su: la natura non profit delle aziende coinvolte nella filiera produttiva; ciò comporta che sia trattenuto soltanto il guadagno necessario a coprire le spese ed i costi del lavoro, reinvestendo gli eventuali utili nello sviluppo delle attività, nonché l’adozione di sistemi decisionali democratici e partecipativi;

il prefinanziamento all'atto della conferma dell'ordine, che permette il pagamento anticipato dei prodotti almeno per il 50% del valore complessivo della merce, dal momento che in molti casi i gruppi di piccoli produttori non dispongono del capitale di partenza che consentirebbe loro di acquistare la materia prima per la produzione;

la determinazione di un prezzo equo e trasparente, concordato sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale e di una retribuzione dignitosa e regolare;

il ripudio di ogni forma di discriminazione e di sfruttamento nei luoghi di lavoro;

la sostenibilità ambientale; in virtù della quale il processo produttivo deve rispettare e tutelare l’ambiente circostante, favorendo l’adozione di tecniche di coltivazione biologica, e di uso di materie prime rinnovabili;

lo sviluppo sociale delle comunità dei produttori, attraverso la realizzazione di progetti di sviluppo locali autogestiti;

l’attività politica di informazione e di sensibilizzazione costante sui rapporti tra il Nord e il Sud del mondo; che si realizza attraverso la promozione di attività di educazione allo sviluppo ed iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle relazioni economiche imperanti.

Oggi il commercio equo coinvolge circa sette milioni di produttori sparsi tra Africa Asia ed America Latina. Ha degli standard di certificazione, sia relativamente ai produttori e ai prodotti (FLO), ma anche rispetto alle organizzazioni (in Italia: Agices) e tutte le transazioni devono essere interamente documentabili. La rete delle Botteghe del mondo, che collega diverse parti d’Italia e del mondo sovra-sviluppato, è nata per sostenere queste esperienze e per diffondere una vera cultura di pace e di solidarietà. Il fine di questi negozi/laboratori di prodotti e di iniziative solidali è quello di formare, per il tramite della commercializzazione di prodotti ad “alto valore aggiunto”, una consapevolezza ed una sensibilità nuove riguardo alle iniquità che governano le relazioni economiche tra i popoli e l’utilizzo delle risorse del pianeta.

 

Nel Padre Nostro, la preghiera di Gesù, si dice. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Non domani, oggi! Non il mio pane, il nostro! È la prima delle preghiere; non dà prova di grandi ambizioni («sia fatta la tua volontà»), ma è imperativa e ferma («dacci oggi il nostro pane quotidiano». È un dovere umano e non un atto di carità.