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Scheda del progetto
TUNISIA:CRISTIANI CHE VIVONO TRA I MUSULMANI
MONS. MARUN LAHHM
Vescovo di Tunisi.
Nasce nel 1948 a Irbed (Giordania). È ordinato
sacerdote a Gerusalemme da S.B. il Patriarca Beltritti e poi vicario
presso la parrocchia di Cristo Re ad Amman - Misdar. Ottiene la licenza
in Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università del Laterano
(Roma). Dal 2005 è vescovo di Tunisi. L'articolo è tratto da una
conferenza tenuta a Brescia presso la parrocchia di s. Francesco di
Paola.
Il passato della Chiesa in Tunisia è legato al
passato della Chiesa nell'Africa del Nord. Il cristianesimo era arrivato
nell'Africa mediterranea già nel secondo secolo d.C. Fino al V-VI secolo
è stata una Chiesa fiorente. Nel IV secolo, nel territorio dell'attuale
Tunisia, c'erano 150 diocesi; in tutta l'Africa del Nord erano circa
600. Si dice che nel V secolo, metà dei cristiani allora esistenti nel
mondo vivevano nell'Africa mediterranea. Oggi, nella stessa area, vivono
solo 50.000 cristiani, dalla Libia al Marocco. Questo ci fa capire come
la situazione sia cambiata radicalmente. Personaggi come Agostino,
Cipriano, Felicita, Perpetua, Tertulliano e tanti altri nomi famosi
hanno caratterizzato quell'epoca. Ora ci sono solo tante "rovine".
Il colpo più duro è stato l'arrivo degli arabi,
all'incirca nell'anno 750 d.C, ma, per la verità, la Chiesa era già
divisa dalle dispute cristologiche ed indebolita dalle invasioni dei
vandali e dei bizantini.
Così nell'Africa del nord il cristianesimo è
scomparso, anche se non in un solo colpo. Nel 1100 c'è stata la nomina
dell'ultimo vescovo di Madia, 200 chilometri a sud di Tunisi. Dopo di
lui, dal XII fino al XVII secolo, vi fu il silenzio totale. Conseguenza
di questa situazione fu che i nomi "tunisino", "algerino", "marocchino"
diventarono sinonimi di "musulmano", perché in queste nazioni la
stragrande maggioranza delle persone non hanno mai visto o conosciuto un
cristiano tunisino, algerino o marocchino. Dalla Libia fino al Marocco,
la convinzione diffusa tra la gente è che "tunisino" sia equivalente a
"musulmano"; non solo, ma che dire "arabo" equivalga a dire "musulmano".
Dopo secoli di silenzio quasi totale, durante il
dominio ottomano (il territorio della Tunisia faceva parte dell'Impero
ottomano) ci sono state frequenti battaglie tra le flotte cristiane di
Stati italiani, Malta, Sicilia e le flotte turche. Chi soccombeva era
fatto schiavo. Tanti cristiani sono così finiti schiavi in Nord Africa:
per la loro cura pastorale arrivarono i cappuccini maltesi. In questo
modo è rinata la Chiesa in Tunisia. Poi sono arrivati anche i
commercianti e infine il dominio coloniale francese, nel 1881.
La Francia è arrivata con la sua lingua, cultura,
religione, portando anche sacerdoti e suore. Allora, la Tunisia aveva
due milioni e mezzo di abitanti, di cui 350.000 cattolici, tutti
francesi. C'erano anche maltesi e italiani.
LA SITUAZIONE ATTUALE, DA PADRONI A SERVI
Questa situazione si protrasse fino al 1956, quando
la Tunisia ottenne l'indipendenza sotto la guida di Habib Bourkiba. Con
l'indipendenza, quasi tutti gli stranieri hanno lasciato il Paese,
compresi preti e suore cattolici. Sono rimasti pochissimi sacerdoti e
suore e alcuni anziani nativi, per due motivi: erano nati in Tunisia e
quindi consideravano la Tunisia come il loro Paese; sacerdoti e suore
sono rimasti per scelta evangelica. "Noi abbiamo dominato questo paese -
si dissero -; ora dobbiamo rimanere per aiutare questa nazione a nascere
e a svilupparsi". Così, da "padroni" sono diventati "servi" di questo
popolo, lavorando nelle scuole, negli ospedali e nei vari servizi,
garantendo una presenza nascosta e umile. Hanno vissuto così per ben 50
anni. Se adesso c'è una Chiesa in Tunisia e se questa Chiesa è
rispettata e accettata dalla popolazione e dalle autorità, è proprio
grazie a questi sacerdoti e queste suore che, nel silenzio e
nell'umiltà, hanno svolto un lavoro ammirevole.
La Tunisia è il Paese nordafricano aperto
all'Europa, all'Occidente, allo sviluppo, al turismo. Così sono arrivati
tanti altri cristiani. Questa è la Chiesa attuale della Tunisia.
Nel 2007, la Tunisia aveva 10 milioni di abitanti,
di cui 20..000 cattolici, provenienti da 60 nazioni diverse. È veramente
una Chiesa... cattolica! La domenica alla Messa, su 100 persone
presenti, possono essere rappresentate ben 50 nazionalità diverse. Ciò
porta una grande ricchezza culturale, spirituale e liturgica.
I RAPPORTI CON IL GOVERNO TUNISINO
Dopo l'indipendenza, è stato firmato un modus
vivendi, una specie di concordato tra la Santa Sede e la Tunisia,
secondo il quale delle tante chiese che esistevano al tempo dei francesi
(oltre 100 parrocchie), ne sono state cedute allo Stato 95. Sono rimaste
le chiese di cui avevamo bisogno. All'inizio, il governo aveva un
atteggiamento duro con noi cristiani, influenzato dalla politica
anticoloniale: la Chiesa era storicamente legata alla Francia (la
cattedrale di Tunisi è di fronte all'ambasciata francese, come due
gemelli!).
Oggi la Tunisia è un Paese musulmano moderato,
molto aperto; riconosce il suo passato cristiano e bizantino. La Chiesa
è rispettata e tollerata. Coloro che sono in contatto con noi, ci
apprezzano. Ma sono in tanti a non sapere che esiste una Chiesa
cattolica in Tunisia. Lo sanno là dove siamo presenti, dove c'è un
nostro centro, una biblioteca, una clinica o una scuola. Ma nelle città
e nelle zone dove non ci sono cristiani, la gente non sa della nostra
presenza ed esistenza. Ma non perché siano ostili. Non ho mai sentito
una sola parola ostile verso i cristiani. Ora alcune suore arrivano
indossando l'abito religioso e la croce, e sono trattate con il massimo
rispetto da tutti.
Come Chiesa, sappiamo che ci sono dei punti che non
possiamo toccare. La Chiesa non può parlare di politica né intromettersi
nelle questioni di sicurezza del Paese. Libertà di coscienza, libertà di
espressione... sono concetti propri dell'Occidente e non sono pensati e
vissuti allo stesso modo nel mondo arabo. Ma per quanto riguarda il
culto cristiano, le scuole, i mezzi e i permessi di soggiorno... non
abbiamo mai avuto problemi.
Il fatto che io sia un vescovo cattolico "arabo",
in Tunisia è un fattore positivo, sia per me sia per loro. Certo, non
sono un vescovo tunisino. Ma nel vescovo arabo loro vedono un
apprezzamento da parte della Santa Sede, perché conosco la loro lingua e
la loro cultura. Cerco di giocare questa carta in modo positivo: so
trattare da arabo ad arabo, anche a livello ministeriale.
IL FUTURO DELLA CHIESA IN TUNISIA
Per il futuro, godiamo di tanti fattori positivi in
Tunisia: siamo accettati; c'è spirito di apertura; la Costituzione è
laica (fino a permettere anche la conversione dall'islam al
cristianesimo; e di fatto c'è qualche rara conversione - tre o quattro
l'anno - di tunisini adulti alla fede cristiana e che ricevono il
battesimo). Una delle nostre opportunità è la diversità culturale,
spirituale e liturgica che arricchisce: francesi, europei, arabi,
africani, asiatici vivono insieme. Ci sono naturalmente anche dei
limiti. La fragilità della Chiesa, che è straniera, non radicata in
questo Paese. Non c'è una Chiesa tunisina; c'è una Chiesa "in" Tunisia.
Questo senso di precarietà è pesante da reggere. Sappiamo di esserci, ma
sappiamo anche che potremmo non esserci. È una condizione alquanto
logorante. Gli appartenenti alla Chiesa sono in movimento continuo: dal
25 al 30% della popolazione cattolica cambia ogni anno. Studenti che
finiscono gli studi e tornano a casa, operai che vengono per lavorare
in un'azienda e lasciano... Non si può fare un lavoro pastorale stabile
con loro, perché cambiano continuamente.
Domina la paura del futuro. Questo è tipico del
mondo arabo. La Tunisia è un Paese tranquillo, con tanti turisti; ci
sono sicurezza e pace. Ma come in tutti i Paesi arabi, tutto dipende dal
"capo", dal presidente. Tutto potrebbe cambiare se il nuovo presidente
seguisse un'altra linea politica. Per voi italiani, che ci sia uno o
l'altro, non cambia nulla, continuate a fare la stessa vita. Da noi,
no. Quando cambia il "capo" può cambiare tutto. Il nostro presidente,
Zine el Abidine Ben Ali, ha continuato sulla linea del predecessore
Habib Bourkiba. Ma se arrivasse un... islamista, potremmo tornare
indietro di 50 anni. Perciò viviamo con questa paura, che non sappiamo
cosa può succedere dopo.
Dal punto di vista spirituale, queste insicurezze
ci aiutano ad avere più fiducia nella Provvidenza. È Dio che guida la
storia e... si arrangia. In fondo, è sempre la sua Chiesa. Quando ho
qualche problema, io mi rivolgo a lui e dico: "Guarda, qui ci sono stati
sei secoli di silenzio totale e Tu sei riuscito ad arrangiarti e a far
rinascere la Chiesa...". Spiritualmente parlando, questo stato di
fragilità può essere trasformato in un momento di forza nella fede,
perché Dio è il maestro della storia e io sono pieno di fiducia che
questa Chiesa - Inshallah ("se Dio vuole") - andrà sempre avanti e potrà
portare il messaggio di Gesù Cristo là dove Lui
vuole.
MONS. MARUN LAHHM
I numeri della Chiesa in Tunisia
In tutta la Tunisia c'è una sola diocesi, un
vescovo, 40 sacerdoti (religiosi e diocesani), un centinaio di suore.
Le parrocchie sono 11, di cui 4 nella capitale. Sono attivi un ospedale
cattolico, 10 scuole cattoliche con 5.000 studenti tutti tunisini
(tranne 4 cattolici).
Per l'iscrizione alle scuole, le liste d'attesa
possono arrivare fino a tre anni, perché molti genitori vorrebbero
mandare i figli dalle suore. Le madri hanno studiato a loro tempo dalle
suore, quando il Paese era una colonia francese, ne hanno apprezzato la
disciplina e il clima di studio, e oggi desiderano che i loro figli
frequentino lo stesso ambiente.
La Chiesa tunisina, come la nazione tunisina, ha
una lingua ufficiale: il francese. Ma in tutte le parrocchie si
celebrano Messe in francese, inglese, italiano, spagnolo, polacco,
arabo, tedesco..., a seconda della gente che le frequenta. Ci sono preti
che parlano un po' tutte le lingue. Il modo di celebrare riflette quello
dei vari Paesi di provenienza.
Non ci sono preti tunisini; sono presenti solo due
preti arabi; gli altri sono europei. Sono incardinati nella Chiesa di
Tunisia, oppure religiosi o fidei donum. Per ora, la Chiesa dipende
completamente dall'esterno. Nel prossimo futuro non è prevista né
ipotizzabile l'ordinazione di un tunisino. Non c'è ancora una società
cristiana "tunisina", nella quale possano emergere vocazioni al
sacerdozio e alla vita religiosa.
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