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Organizzazione Non Governativa "MEKLAIE-ONLUS" - Non continuare a Piangere - I Trav. Vittorio Veneto,31 88900 Crotone (KR) - Tel./Fax. 0962030228 - C.F.91033320796 |
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Il prossimo appuntamento per organizzare questa nuova esperienza è Lunedì 07 Settembre 2009 alle ore 19.00 presso la sede dell'associazione in Via Tommaso Campanella 6 a Crotone.
الجمهورية التونسية,
الجمهورية التونسية, In arabo significa "Tunisia" ovvero "luogo in cui passare la notte". Dalla Tunisia partirà il primo progetto estero di Meklaie. Tutto nasce dalla volontà nel concreto di tendere la mano a chi ha più bisogno di noi e si inizia dalla Tunisia, che rappresenta il primo "sud", per noi sud. La Tunisia è un paese molto particolare. Si vive in una finta democrazia, c'è un finto benessere, si respira una finta libertà di pensiero.
Il PIL pro-capite, con il quale si potrebbe classificare la ricchezza o meno di uno stato è di 8255$ che collocherebbe la Tunisia al 71° Posto nelle classifiche mondiali ( l'Italia con 31000$ è al 26° posto), ma in realtà non è così La ricchezza è mal distribuita e anche nel Turismo i grossi tour operator fanno il buono e cattivo tempo. La nostra presenza lì è quindi una opportunità per noi e per la gente del posto.
Stessa disponibilità ci è stata riservata da Stefano Mason, capo progetto in Tunisia del Cospe, una O.N.G. di Firenze che sta avviando una iniziativa a Tabarka molto particolare insieme al GIPP (Groupement Interprofessionel Produit de la Peche), per favorire con l'itticoltura i pescatori del nord della Tunisia .
La seconda fase del progetto è iniziata il 04 Agosto, giorno in cui siamo partiti insieme a Giovanni, Nadia, Arianna, Angela e Salvatore e si è conclusa giorno 16. In questi 12 giorni abbiamo vissuto a stretto contatto con la gente del posto cercando di collaborare insieme in alcuni lavori di ristrutturazione della clinique Saint'Augustin a Tunisi.
"Mettersi per una volta nei panni del diverso, dello straniero, di chi rappresenta la minoranza, l’africano che come un miserabile bivacca per le nostre strade. Lo stanno facendo 6 giovani (3 ragazzi e 3 ragazze) partiti per un progetto di cooperazione internazionale, a cui è stato dato il nome “Tabarka” organizzato dall’associazione crotonese Meklaie Onlus e giunti a Tunisi martedì 4 agosto. Sono ospiti del vescovo di Tunisi, l’unico cattolico in tutto il Paese a prevalenza musulmano. No, non sono partiti per convertire, anche loro stessi non sono tutti cattolici o assidui praticanti della Chiesa, lo scopo di questa partenza ognuno lo interpreta e lo vive in uno spirito assolutamente indipendente: conoscere una cultura molto diversa dalla propria, ma che contestualmente ormai ci è molto vicina per gli intensi flussi migratori che arrivano nel nostro Paese, trovare risposte a interrogativi che frullano in testa da un po’ di tempo, come le origini delle disuguaglianze, della povertà, della mancata emancipazione, o solo voglia di fare del bene senza stare a pensarci troppo su. Questo è bastato a spingere a Tunisi in questo periodo vacanziero giovani che per un anno hanno studiato o lavorato intensamente, a fargli spendere i propri risparmi per farsi le ferie in una realtà in cui non c’è la movida che si può trovare a Barcellona o nelle isole greche, che sono le mete più ambite dai giovani occidentali. Ma cosa si sta facendo di tanto speciale in questi giorni in Tunisia che valga la pena crepare di caldo qui, in una città alle spalle del deserto del Sahara in cui per l’afa cocente tutta la vita si ferma alle 12.00, perché dopo non si può circolare e si sta chiusi in casa con l’aria condizionata? Sì, questo non è un paese ricco, ma anche nelle case più semplici, come è quella che ospita l’associazione crotonese, ci sono i condizionatori perché non se ne può fare a meno. E si tengono accesi sempre, senza interruzione. Del resto qui costa una fesseria il condizionatore, come è bassissimo il prezzo dell’energia elettrica, che ricavano sfruttando soprattutto i giacimenti d’acqua. Questi ragazzi in realtà non stanno facendo nulla di speciale, nell’arco delle loro due settimane di permanenza non potranno cambiare la condizione economica della Tunisia, aiutare delle famiglie, lasciare loro denaro. Nessuno di loro è ricchissimo, sono solo dei giovani. Che sono venuti a fare allora? Sono venuti fin qua giù “solo” per dare un contributo manuale alla ristrutturazione di una clinica, la S. Augustin, che è la prima nata in tutta la Tunisia. In questi giorni hanno fatto buche in giardino con zappa e piccone per costruirci poi su un muro in cemento e mattoni, che sarà il primo passo di un progetto più ambizioso. E poi imbiancheranno delle pareti. Stanno lavorando come dei veri muratori… Uomini e donne. Eppure nella vita fanno gli studenti, gli insegnati, uno è ingegnere, un altro biologo. Si fa quello che si può, sarà troppo poco rispetto a tutto quello che servirebbe per rialzare le sorti della Tunisia, ma qui si sta costruendo un muro speciale che va oltre le suo dimensioni visibili, quel muro è un modo per avviare un incontro, è il muro indistruttibile della solidarietà, del dialogo con il mondo musulmano, dello scambio e dell’incontro tra culture: mettendosi a disposizione con i lavori manuali nasce una relazione con gli ospitanti, ma non solo, la situazione si capovolge, una volta tanto almeno, è l’occidente che, riflettendo su stesso, viene quaggiù a lavorare per lo straniero, quello che invece abitualmente lo fa per lui e in molti casi anche in condizioni di sfruttamento. Si sta sperimentando, per molti per la prima volta nella vita, la durezza della fatica fisica, quella che in Italia mette a disposizione del Paese chi va a lavorare nei campi, nelle imprese edili, nelle fabbriche in cui gli italiani non vogliono andare. Inoltre si sta lavorando al fianco dei musulmani e si sta cercando di lanciare un segnale di apertura, di volontà al dialogo, nella consapevolezza che insieme, invece che distruggerli vicendevolmente, si potranno costruire muri sempre più alti. Il primo giorno di lavoro è stato duro: sveglia alle 6.30, colazione e poi sotto il sole con zappa, pala e piccone a scavare dei piccoli canali, quelli che dovranno essere le fondamenta dei muri che si andranno a costruire nei giorni a venire. C’è chi è più forte, chi meno, a qualcuno escono i primi calli alle mani, la pelle di chi non è abituato ai lavori manuali si apre stringendo il legno duro del piccone e battendolo su un terreno che è arido e pieno di pietre; si diventa subito rossi sotto il sole cocente del nord Africa, quando ti colpisce mentre fatichi, poi, brucia molto di più rispetto a quando sei sdraiato sulla riva del mare di un lido balneare crotonese, sembra assurdo pensare che in Italia il sole lo rincorri per la tintarella e qui, invece, mentre vivi da lavoratore umile, fai di tutto per evitarlo, per sfuggirgli. C’è chi ha capogiri, ci si ferma, si trasportano i mattoni, si beve, ci si bagna il capo… Gli operai tunisini della clinica guardano esterrefatti quella forza di volontà che ha portato questi giovani, forse secondo loro un po’ matti, a lavorare troppo velocemente per i loro canoni. Questo è un popolo che vive lentamente, sarà per via del clima o per un portato culturale. Stanno continuamente, anche mentre lavorano, a fumare sigarette e narghilè o a bere acqua. Ai crotonesi, in arabo, dicono, di fare piano, di stare calmi. La fretta non abita qui.
Tuttavia l’occidente lo trovi anche qui, ma declinato alla cultura e alle abitudini musulmane: lo trovi nei supermercati, dove puoi comprare la Coca Cola, gli assorbenti Lines, i prodotti della Nestle, l’unica differenza è che, oltre alla scritta che sei abituato a vedere trovi anche quella in arabo e poi li paghi, molto di meno, ad una cassiera che ti stacca lo scontrino con il capo coperto allo jador. Questa presenza crotonese a Tunisi che non si aspetta un tornaconto materiale stupisce tutti, qui non sono abituati né a dare né a ricevere gratuitamente, ogni favore si paga, anche con poco, ma si paga sempre: la visita ad un posto curioso, una spiegazione, un passaggio.... Per questo quando si pranza nella mensa della clinica tutti guardano, le donne sbirciano e sorridono nei loro camici bianchi, poi borbottano tra di loro. Piano piano si aprono, ti rivolgono la parola, ti chiedono del tuo Paese. Insieme lavorano ebrei, musulmani e cattolici. C’è una cappella anche nella clinica dove un sacerdote ha celebrato una messa che, per agevolare gli ospiti italiani, è stata recitata a tratti in italiano, ad altri in francese e anche in arabo. Un’infermiera ha portato con se una Bibbia scritta in arabo. Qui tutto si mischia, le culture si incontrano. Tra i fedeli c’è una donna iraniana che conosce l’arabo, l’italiano, il francese e addirittura l’aramaico, la lingua parlata da Gesù, altro che donne arretrate. Forse questa esperienza regalerà anche una maggiore e più giusta consapevolezza delle potenzialità altrui.
Con queste parole Angela ha descritto la sua esperienza in Tunisia. Anche il giornale "Il Crotonese" ha dedicato un ampio spazio all'iniziativa:
Prima Pagina "Il Crotonese" 11-08-2009 Articolo "Il Crotonese" 11-08-2009 Articolo "Il Crotonese" 14-08-2009
L'esperienza continuerà. Nel mese di Ottobre Meklaie partirà nuovamente per la Tunisia, per collaborare nella costruzione di un monastero a Sidi Bou Said. Continuate a sognare insieme a noi !!!... Il prossimo appuntamento per organizzare questa nuova esperienza è Lunedì 07 Settembre 2009 alle ore 19.00 presso la sede dell'associazione in Via Tommaso Campanella 6 a Crotone.
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